Il sonno nella prima infanzia

Il sonno nella prima infanzia

Dormire è un’esigenza del corpo ma ancor più della mente soprattutto nei primi mesi e nei primi anni di vita quando lo sviluppo del sistema nervoso è intensissimo. Nel primo trimestre di vita il fabbisogno medio di sonno nell’arco della giornata è di 16/18 ore proprio perché il cervello lavora tantissimo e ha bisogno di riposare.

Come mai sembra che la maggior parte dei bambini non sappia dormire, debba imparare a farlo mentre il sonno è uno stato comportamentale innato (in utero i bimbi dormono!)? Come mai tanti genitori stravolti alla ricerca di consigli e metodi per “insegnare” al proprio bimbo qualcosa che dovrebbe sapere?

Da una decina di anni mi occupo nella mia professione di ostetrica, quindi di cura mamma e bambino nella primissima infanzia, di questo aspetto che davvero mette a dura prova mamme e papà, a cui deve andare tutta la nostra comprensione. Un bimbo sano, quindi grazie a Dio la quasi totalità dei nostri figli, sa dormire e ha un grande bisogno di farlo addirittura, il doppio del nostro almeno nei primi mesi di vita.

Spesso però i genitori non lo sanno, semplicemente perché nessuno durante i mesi di attesa glielo ha spiegato, come non sanno che i neonati non dormono come gli adulti e si creano aspettative irreali, causa di grande stanchezza, nervosismo e frustrazione.

Come dormono i neonati

La conoscenza quindi è il primo passo da compiere per poter meglio permettere ai nostri bambini di dormire un numero adeguato di ore per loro e inevitabilmente consentirebbe anche a noi di farlo.

Conoscere le caratteristiche del sonno nei primi anni di vita, la fisiologia ovvero la normalità, pur all’interno di infinite variabili personali, sapere che non prevede lunghi sonni notturni ininterrotti in solitudine come un adulto semplicemente perché un bambino non è un adulto ed è normale che fino ai 3 anni si svegli di notte almeno una volta, e una volta sveglio cerchi sicurezza senza la quale anche noi adulti (le mamme che partecipano ai miei incontri me lo confermano sempre) è impossibile rilassarsi e potersi riaddormentare o addormentare.

Come aiutare i bambini a dormire meglio

Farlo sentire sicuro è la prima necessità che va colmata e la sicurezza, ci piaccia o no, passa quasi sempre attraverso il contatto fisico, la vicinanza e la suzione perché succhiare produce serotonina. E qui entra in gioco la questione allattamento, seno, ciuccio, vizio, cattive abitudini, lettone, intimità dei genitori etc.

Sono alcuni degli argomenti trattati nelle consulenze individuali che possono essere un aiuto importante per far sì che un bimbo dorma a sufficienza e quindi sia meno irritabile, mangi meglio e cresca bene. Dare indicazioni di cura personalizzate, volte spesso alla riduzione degli stimoli presenti durante lo stato di veglia, al rispetto dei tempi del bambino che davvero chiede solo quello di cui ha bisogno e che è alla nostra portata di genitore cioè di adulto, conoscere le caratteristiche del suo “dormire” e proporre piccole strategie adeguate a quel bambino, in quel periodo della sua vita che è una continua intensa evoluzione può essere di grande aiuto.

 

 

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